La cornice paesaggistica, il clima meno rigido rendono, secondo Motta, le Dolomiti un Paradiso anche per gli scalatori:
“Per l’alpinista non vi è posto più bello al mondo per giocare … In Dolomiti le marce d’appoggio non sono mai lunghe e affaticanti. Sovente si cammina nel fitto del bosco oppure sul molle tappeto dei pascoli. L’arrampicata raggiunge la perfezione estetica della danza” (Gian Piero Motti, Storia dell’alpinismo, CDA Vivalda editori).
La crescita dell’interesse per le Dolomiti, dovuta anche al diffondersi tra i ceti più agiati di libri e guide divulgative sulle montagne trentine, fa nascere anche qui le prime locande.
Il turismo estivo si afferma nel primo Ottocento e si rafforza sempre più fino alla prima guerra mondiale. Dopo la prima guerra mondiale, il passaggio del Trentino all’Italia comportò una modifica anche della clientela delle locande o delle pensioni trentine. I turisti mitteleuropei diminuirono bruscamente, sostituiti in parte dalla media-alta borghesia e dalla nobiltà italiana. Il pieno recupero dei livelli di accoglienza prebellici si raggiunse solo dopo la fine della seconda guerra mondiale negli anni ’50.
Gli anni Sessanta furono gli anni del boom del turismo montano e venne ad affermarsi in maniera definitiva il turismo invernale di massa che prima degli anni Venti era pressoché inesistente.
Il trend di crescita perdura tuttora ed è principalmente dovuto dall’alta percentuale di fedeltà dei turisti e alla capacità degli albergatori di capire e soddisfare le esigenze degli ospiti.